SPECIALI

NE ABBIAMO LE SCARPE PIENE
Troppo spesso si leggono considerazioni fantasiose e inesattezze su questo argomento. Denigrare il nostro Esercito sembra ormai essere diventato un luogo comune, ma certe bufale, ripetute da anni, meritano di essere finalmente smentite sulla base dei fatti.
Integrando il materiale del nostro archivio con quello gentilmente concesso da Stefano Spazzini e Mattia Uboldi, che ringraziamo, e facendo riferimento alle fonti dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, intendiamo fare chiarezza sulla questione degli scarponi durante la campagna di Russia.
È fondamentale, inoltre, distinguere le diverse fasi della campagna: gran parte delle criticità si manifestò durante la ritirata, quando il fronte cedette e l'organizzazione logistica collassò. Confondere questa fase con quelle precedenti significa ignorare il contesto in cui si verificarono gli eventi.
La storia si ricostruisce attraverso documenti e fonti, non sulla base di luoghi comuni.
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SCARPONE CON SUOLA IN GOMMA VULCANIZZATA
Abbiamo già ampiamente scritto riguardo allo scarpone chiodato italiano nella seconda guerra mondiale, di come all’epoca il cuoio fosse utilizzato per la realizzazione di qualsiasi calzatura militare e civile e di come tale materiale permettesse di costruire una calzatura resistente e affidabile, da utilizzarsi in tutti i vari teatri operativi.
Dopo aver smontato la favola delle scarpe di cartone, dimostrando come “l’inaffidabilità” dello scarpone riscontrata durante la ritirata non debba essere attribuita alla qualità dei materiali, ma all’impossibilità di trattare e mantenere il cuoio come da regolamento si sarebbe dovuto fare, dimostriamo come le famose calzature con suola “Vibram” non sarebbero mai potute essere distribuite su vasta scala.
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DOTAZIONI INVERNALI CSIR e ARMIR
L’argomento è fondamentale per comprendere appieno il lavoro svolto dall’Intendenza Speciale Est, il cui operato meriterebbe un pubblico riconoscimento per la dedizione e la serietà con cui fu condotto.
Analizzare le modalità con cui vennero approntate e distribuite le dotazioni invernali delle nostre truppe permette di fare chiarezza su un tema troppo spesso vittima di luoghi comuni denigratori, perpetuati acriticamente senza il supporto della benché minima ricerca storica.
Protagonista della distribuzione ai nostri combattenti fu il “SERVIZIO VESTIARIO ed EQUIPAGGIAMENTO” (V.E.) del Servizio di Commissariato, ovvero quell’organo preposto al vettovagliamento, al rifornimento di vestiario ed equipaggiamento, dei materiali per il servizio delle sussistenze e di quelli di uso generale, nonché il SERVIZIO RICUPERI. Le informazioni sono tratte dal volume “I servizi logistici delle unità italiane al fronte russo”, edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma-1975.
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(NON) COMBATTEVANO CON LA CRAVATTA
Con l’adozione della giubba a collo aperto, grazie alla riforma Baistrocchi, venne prevista l’adozione di una vera e propria cravatta in sostituzione della “cravatta da collo”, in pratica una striscia di tela, in uso fino ad allora. La cravatta fu quindi un obbligo estetico, visto l'adozione dell'uniforme a bavero aperto; va da sè che l'uniforme impersonifica lo STATO e le ISTITUZIONI, per cui la marzialità e l'eleganza erano (e sono tutt'ora) un dogma imprescindibile.
Dai vari manuali si evince che per la grande uniforme e l’uniforme ordinaria veniva indossata la cravatta di lana nera (o colore speciale) mentre per l’uniforme da marcia quella in maglia di lana grigioverde. In un editoriale - non firmato - e pubblicato sul numero 819 (13 marzo 1934) di “Le forze armate” e dal titolo “La nuova divisa per la truppa” si legge che:
“nella tenuta di parata e nella tenuta ordinaria si porta il colletto rovesciato e la cravatta a maglia di lana nera […]”.
Con lo scoppio della guerra, come ben documentato da foto e video dell'Istituto Luce e dall'Archivio Cenetrale dello Stato, nelle zone d'operazione la cravatta non era indossata per ovvie ragioni di praticità, tantè che il 1° luglio 1942-XX, con circolare n.472, vennero definitivamente abolite sia le cravatte nere che grigioverdi; nessuna di queste disposizioni riguardava però i Reali Carabinieri e quei militari che non avevano avuto la serie di vestiario di guerra.
La cravatta dunque, era si indossata e prevista dal regolamento, ma in quei contesti di marzialità ed eleganza quali la richiedevano come picchetti, cerimonie, libera uscita etc...; bisogna poi sottolineare che i regolamenti sono redatti in tempo di pace, per cui in guerra si apportano tutte le modifiche del caso.

E QUEI BAFFI !?
Molti di voi si stupiscono che nostri soci abbiamo barba o baffi. Ricordiamo a voi che ci seguite, che ogni nostra scelta nel campo della rievocazione, è vagliata da ricerche e letture di documenti, foto ed eventuali circolari.
In merito alla questione barba e baffi, facciamo notare come sul "MANUALE DEL GRADUATO", edizione de "Le forze armate" del maggio 1938-XVI e anche nella identica edizione del marzo 1941-XIX troviamo, al Capitolo I "Regolamento di disciplina militare", paragrafo 13 "Cura della persona":
"Si deve curare la massima nettezza della persona e nel vestire, schivando ogni soverchia attillatura. Il militare può lasciare crescere i baffi ovvero tenerli rasi, e può portare la barba di qualunque foggia, purchè corta. I capelli debbono essere di moderata lunghezza e lasciare bene scoperti collo, orecchie e fronte".
Per cui a fronte di ciò, e con prove fotografiche alla mano, possiamo affermare con assoluta certezza e tranquillità che a differenza di altri eserciti dove la pulizia del viso e la rasatura erano un obbligo, nel regio esercito erano tollerati. A dimostrazione anche di come la nostra mentalità fosse ben più ampia di talune dottrine "democratiche".

PERCORSO E LUOGHI DEL SERVIZIO SANITARIO
Sul campo di battaglia, le perdite in termini di morti e feriti sono all’ordine del giorno. Per questo, un efficiente servizio sanitario rappresenta un elemento fondamentale per la riuscita delle operazioni. In breve, vi raccontiamo l’intero percorso che conduceva i feriti dal campo di battaglia agli ospedali in patria, per mostrarvi quanto fosse efficiente e organizzata la nostra struttura sanitaria, contrariamente a quanto si possa pensare.
Prima linea e primo soccorso (Livello di Battaglione/Reggimento)
1) Campo di battaglia:
Qui intervengono i portaferiti reggimentali e/o di sez. sanità per la ricerca, la prima assistenza immediata e il prelievo.
2) Posto di Medicazione:
Il primo punto sanitario d'arresto ed elemento capillare del servizio. Situato a ridosso della prima linea (al sicuro dal tiro delle armi portatili), è presidiato dagli ufficiali medici di battaglione/reggimento e dai loro aiutanti. Qui si prestano le prime cure chirurgiche/mediche indilazionabili e si stabilizzano i feriti.
Zona Avanzata (Livello Divisionale – gestito dalla Sezione di Sanità)
La Sezione di Sanità organizza il collegamento e lo sgombero tra il Posto di Medicazione e le strutture divisionali retrostanti:
Ospedali da Campo Divisionali:
Posizionati a ridosso delle unità combattenti, appena fuori dalla fascia di massimo combattimento della fanteria.
Hanno una dotazione organica base di 50 posti letto (estendibili a 150-200 sfruttando le risorse locali) e sono dotati di elevata mobilità (su autoveicoli o a muleggio). Possono avere aggregati o funzionare insieme a:
Nuclei Chirurgici: Unità avanzate per interventi operatori d'urgenza sui feriti intrasportabili.
Ambulanze Radiologiche ed Odontoiatriche: Gabinetti mobili per diagnosi e cure specialistiche urgenti.
Sezioni di Disinfezione e Bonifica: Per l'igiene dei reparti e il trattamento di eventuali intossicati da gas.
Zona Arretro-Divisionale e d'Armata (Livello di Corpo d'Armata / Intendenza d'Armata)
Ospedali da Campo d'Intendenza d'Armata:
Impiantati assai più a tergo rispetto a quelli divisionali per poterli sgomberare e consentire qui un periodo di cura e degenza più lungo.
Nodi di Trasporto e Sgombero Retrospettivo
Reparti Automobilistici Sanitari e Autoambulanze:
Autocolonne organizzate per il trasferimento continuo dei degenti tra gli ospedali da campo e i punti di caricamento ferroviari.
Treni Ospedale / Treni Sanitari:
Piattaforme su rotaia (dell'Esercito, della C.R.I. o del S.M.O.M.) adibite al trasporto a lunga distanza verso la madrepatria.
Retrovie e Madrepatria (Territorio Nazionale / Riserva)
Ospedali di Riserva:
Grandi strutture sanitarie di retrovia con capacità di 1.000 e più posti letto, destinate alle cure specialistiche prolungate per i feriti con possibilità di sicuro recupero.
Convalescenziari:
Centri di degenza finale (anch'essi da circa 1.000 posti) con il compito di riabilitare e restituire i soldati guariti alla piena efficienza fisica per il rientro in servizio.